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QUANDO LO SPORT È PALESTRA DI VITA

Intervista a Benedetta Azzerboni

«Le più grandi lezioni di vita le ho avute dai miei allenatori. In palestra impari a stare sotto stress, a gestire le aspettative, a non mollare quando qualcosa non funziona. È una scuola durissima, ma incredibile». Bergamasca, classe 1995, Benedetta Azzerboni oggi lavora nello sviluppo prodotto packaging di Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, ma il suo approccio al lavoro, alla responsabilità e alle relazioni affonda le radici nella pallavolo, sport che ha accompagnato gran parte della sua vita.

«Sono una persona profondamente dinamica, che fatica a stare ferma, e ho trovato nello sport una valvola di sfogo importante», racconta. La pallavolo arriva relativamente tardi, durante le scuole medie, ma diventa presto il suo linguaggio naturale. «In palestra era tutto molto più facile, è lì che ho incontrato i miei migliori educatori». Lo sport entra così nella sua vita come spazio educativo prima ancora che competitivo. Un ambiente regolato, esigente, dove il talento conta meno della costanza e dove ogni miglioramento passa attraverso il lavoro quotidiano. Benedetta cresce come atleta in uno dei territori più competitivi a livello nazionale per la pallavolo, indossa le maglie di società importanti come Lurano Volley, Brembo Volley e Warmor Gorle arrivando a giocare tra la B2 e la B1, ad appena un gradino di distanza dalla massima serie. Più ancora dei risultati, però, è il percorso umano a lasciarle qualcosa di profondo.

«La pallavolo mi ha resa una persona disciplinata e stacanovista», spiega. «Le ore in palestra erano la normalità. Ci si allenava con le dita rotte, con la febbre, con il mal di schiena. Non perché fossimo obbligate, ma perché ci credevamo. Ho perso i diciottesimi di molti miei amici, ma ho anche visto tanti atleti di immenso talento mollare perché non volevano rinunciare ad andare a ballare la sera».

A ventisei anni però arriva il momento di una scelta non semplice: Benedetta capisce che, pur amando profondamente la pallavolo, quello sport non potrà garantirle il futuro che desidera. «Mi sono resa conto che non avrei potuto vivere la vita che desideravo giocando soltanto a pallavolo. A un certo punto ho dovuto scegliere».

La decisione di fermarsi non è una resa, ma un atto di lucidità. Benedetta sceglie di iniziare a costruirsi una carriera professionale, portando con sé tutto ciò che lo sport le ha insegnato. Trascorre un anno a Londra come ragazza alla pari, in cerca di autonomia e nuove prospettive. Tornata in Italia sceglie di andare a Firenze, facendo il percorso inverso del nonno paterno che, fiorentino di nascita, negli anni '60 si era trasferito a Bergamo per lavorare come geologo all’Italcementi. Il caso sembra divertirsi a farle ripercorrere a ritroso il percorso del nonno, a fine 2021 Benedetta trova infatti un impiego stagionale all’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, che da poco era stata acquisita dal Gruppo Italmobiliare.

Benedetta Azzerboni Benedetta Azzerboni Benedetta Azzerboni

Inizia a lavorare nell’e-commerce nel periodo natalizio, occupandosi della preparazione degli ordini e della logistica. Al termine del contratto le viene proposto di restare, passando al controllo qualità delle forniture in entrata. Un passaggio cruciale, che le consente di sviluppare una visione d’insieme sul prodotto «lavorare in qualità significa imparare ad analizzare gli errori, a risalire alle cause, a costruire soluzioni che tengano nel tempo. Permette di capire quali sono i dettagli che fanno la differenza». Benedetta è brillante e volenterosa, così dopo un anno l’azienda le propone di passare all’assicurazione qualità, funzione nella quale si occupa anche della gestione dei reclami e del rapporto con i clienti. «Mi piace pensare di essere cresciuta insieme all’azienda», sottolinea, ed è effettivamente così visto che in seguito all’acquisizione da parte di Italmobiliare la società ha vissuto una fase di grande evoluzione e sviluppo internazionale.

Trascorsi alcuni anni matura il desiderio di avvicinarsi allo sviluppo prodotto, come evoluzione naturale di un percorso costruito passo dopo passo. Entra così nell’area R&D packaging, contribuendo di fatto alla strutturazione di una funzione che stava prendendo forma. Oggi Benedetta lavora a stretto contatto con marketing, creativi, formulatori e fornitori, trasformando intuizioni e idee in prodotti concreti. «Sviluppare un pack significa tenere insieme creatività, tecnica, costi, tempi. È un equilibrio continuo». Il suo lavoro richiede ricerca e aggiornamento costante «è essenziale essere aggiornati su innovazioni, soluzioni e materiali, anche per rendere le nostre confezioni sempre più sostenibili». Fondamentali sono anche capacità di dialogo e attitudine al lavoro di squadra. Ancora una volta, lo sport ritorna come riferimento implicito «nella pallavolo nessun punto si fa da soli. Nel lavoro è uguale: se una parte del sistema non funziona, il risultato non arriva».

Parallelamente al lavoro, Benedetta ha scelto di riprendere anche gli studi, iscrivendosi ad un corso universitario sul Design del Prodotto. Un impegno che porta avanti con la stessa disciplina con cui affrontava gli allenamenti, applicando quotidianamente ciò che studia alla pratica professionale e viceversa. Guardando al futuro, immagina una progressione graduale, fatta di responsabilità crescenti e di costruzione di valore «Mi piace l’idea di far crescere e sviluppare ulteriormente questa funzione, anche attraverso la creazione di un team».

Obiettivi chiari e concreti, per una carriera che, proprio come una partita, si costruisce un punto alla volta.

      

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