
ALLA RICERCA DEL PROSSIMO CAMPIONE
Intervista a Denis Favretto

Per capire davvero che cosa rappresenti oggi Sidi nel mondo del ciclismo bisogna partire da lontano, da una provincia italiana dove la bici non è soltanto uno sport ma quasi una lingua madre. E bisogna chiedere a persone come Denis Favretto, Racing Manager di Sidi, che quella lingua la parla da sempre.
Denis è di Musile di Piave, provincia di Venezia, una delle tante aree della nostra penisola dove il ciclismo è una cultura popolare fatta di allenamenti, gare di paese, pioggia, trasferte e domeniche passate a inseguire il gruppo. A sei anni era già in sella, non per hobby ma per correre. Gara dopo gara ha attraversato tutte le categorie giovanili fino agli Under 23, l’ultimo gradino prima del professionismo. A ventun anni capisce però che il sogno da atleta non sarebbe diventato una carriera. «Ho smesso per sopravvenuta consapevolezza del non poter diventare un campione», racconta sorridendo, «ma ho continuato a sperare di restare in qualche modo legato al mondo del ciclismo».
Ed è così che inizia la sua seconda corsa, quella professionale. Dopo che aveva appena iniziato a lavorare come metalmeccanico riceve una chiamata improvvisa: mancano pochi giorni dall’inizio del Giro d’Italia e un amico gli dice che serve una persona per seguire la carovana pubblicitaria di Selle Italia. È per un solo mese di contratto, ma Denis parte senza esitazioni. Quel mese sarà lungo tredici anni. In Selle Italia, Denis cresce occupando ruoli diversi: eventi, qualità, rapporto con i negozi, attività commerciali, marketing sportivo. Soprattutto, impara un principio che oggi considera centrale: nel mondo del ciclismo il prodotto non nasce mai davvero in ufficio. Nasce sulle strade, nelle gare, nel confronto continuo con chi pedala al limite.
È una convinzione che porterà con sé anche nel passaggio a Sidi, dove arriva nell’aprile 2018 per seguire la divisione racing cycling. Un ingresso che coincide con una fase di profonda trasformazione dell’azienda, che in questi anni è molto cambiata. «Quando mi chiedono che differenza ci sia tra la Sidi di ieri e quella di oggi, rispondo che è come aver cambiato lavoro restando nella stessa sede», spiega.
L’azienda familiare costruita attorno alla figura del fondatore Dino Signori evolve progressivamente in una struttura più articolata, manageriale, orientata allo sviluppo internazionale e all’innovazione. In questo cambiamento Denis assume un ruolo sempre più strategico. Oggi è Racing Manager, con focus nella divisione cycling: coordina rapporti con oltre 200 atleti tra strada, gravel, cross country, downhill e team professionistici. Ma ridurre il suo lavoro alla gestione delle sponsorizzazioni sarebbe limitante.
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Il suo compito è soprattutto creare connessioni. Tra atleta e azienda. Tra intuizione tecnica e produzione. Tra necessità sportive e sviluppo prodotto. Perché in Sidi il rapporto con gli atleti non è mai stato solo marketing, è parte del DNA aziendale «Sidi è un’azienda racing, ha sempre messo al centro la performance». Una cultura che origina dal carattere del fondatore Dino Signori, ex ciclista dilettante con un agonismo viscerale, che «ha generato un approccio quasi ossessivo verso il prodotto e la performance. In passato è capitato di fermare la produzione per realizzare scarpe personalizzate per un atleta che ne aveva urgente bisogno – racconta –. Non un capriccio, ma la convinzione che le richieste dei professionisti siano fonte di innovazione». Una convinzione che si trasforma in realtà, così nascono intuizioni che hanno portato ad esempio alla regolazione delle tacchette per un miglior assetto biomeccanico, o l’utilizzo di un sistema a rotazione per regolare la chiusura delle scarpe, o ancora le protezioni applicate agli stivali. Innovazioni “Made in Sidi” che sono nate da problemi concreti emersi nell’utilizzo agonistico e sono poi diventate standard di mercato.
Anche oggi il metodo non è cambiato, gli atleti sono al centro dello sviluppo, per loro l’azienda sviluppa calzature altamente customizzate. Ogni necessità, ogni intuizione, ogni feedback viene raccolto e trasformato in sviluppo tecnico. È qui che il lavoro di Denis diventa decisivo. Non si limita a scegliere gli atleti più forti. Deve capire prima degli altri chi ha il potenziale per diventare un campione. Per questo segue soprattutto le categorie giovanili, i campionati minori, il Giro Next Gen, il ciclismo femminile. «Per il mio lavoro è più utile essere al Giro Under 23 che non al Giro dei grandi», spiega. Lo scouting, però, non riguarda soltanto il talento sportivo. Conta la persona.
«Dobbiamo essere certi che l’atleta sia in linea con le caratteristiche dell’azienda». Prima dei contratti arrivano le conversazioni, le cene, gli incontri faccia a faccia. Si valuta il feeling reciproco, la compatibilità umana, la disponibilità. Solo dopo iniziano i test, il fitting, la personalizzazione delle scarpe. È un processo lungo, costruito sulla fiducia. «I migliori rapporti tra brand e atleta possono durare una vita. Non solo per ragioni economiche, ma perché si crea una sintonia profonda fatta di affidabilità reciproca. L’atleta sa di poter contare sull’azienda in qualsiasi momento. E noi sappiamo di ricevere indicazioni autentiche, preziose, spesso determinanti per migliorare i prodotti».
Alla domanda su quali siano i suoi obiettivi futuri, Denis risponde con la sicurezza di chi è già nel posto giusto e vede nell’evoluzione stessa del suo lavoro la meta più ambita, che in questo caso riguarda campioni o team che vorrebbe veder calzare Sidi. Perché per lui non esiste una separazione netta tra lavoro e passione, il ciclismo è semplicemente il suo ambiente naturale. Forse è proprio questo che rende il suo ruolo così centrale per Sidi: la capacità di stare contemporaneamente dentro due mondi. Quello industriale dell’azienda e quello emotivo dello sport. Un ponte umano prima ancora che professionale.


