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LA BICI NON MENTE, QUELLO CHE DAI TI DÀ

Intervista a Renzo Mazzoleni

 

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Bergamasco, classe 1977, Renzo Mazzoleni oggi è addetto ai servizi generali di Italmobiliare ma in passato è stato un ciclista professionista di alto livello, con tre partecipazioni al Giro d’Italia all’attivo. Il ciclismo non è stato per lui solo una passione, ma ha scavato solchi profondi nel suo carattere, tracciando la rotta per il futuro.

Crescere a Bergamo significa spesso respirare ciclismo, ma a casa Mazzoleni quella per le due ruote era una vera e propria vocazione. Con un padre appassionato e un fratello maggiore, Eddy (chiamato così in onore del "Cannibale" Eddy Merckx), ciclista professionista capace di conquistare un prestigioso terzo posto al Giro d’Italia, il destino di Renzo sembrava già scritto. Eppure, l’esordio non è stato immediato: «Mio papà non voleva che salissi in sella troppo presto per paura che mi logorassi. Ho cominciato solo a 12 anni», racconta Renzo, ricordando le prime pedalate con la squadra del paese, l’US Palazzago. Da quel momento, la passione divampa. Nelle categorie giovanili, Renzo inizia subito a farsi notare per le sue doti naturali: un passista scalatore che predilige i percorsi mossi, i saliscendi e le ripide pendenze.

La prima memorabile vittoria arriva in Brianza, a Rovagnate, inaugurando una scalata che lo porterà, dopo cinque anni intensi tra i dilettanti (in cui brilla con la maglia della Vellutex, conquistando un podio al Giro d'Italia Next Gen), a coronare il sogno di una vita: il passaggio al professionismo nel 2001.

Il primo Giro d'Italia (in totale ne correrà tre: 2001, 2003 e 2004) rimane impresso nella sua memoria come un concentrato di emozioni uniche «Partecipare al Giro è una cosa indescrivibile, l'emozione che provi è quella di chi vive il sogno di una vita... Ti ritrovi lì, con una marea di gente attorno, mentre a fianco a te ci sono leggende del calibro di Cipollini e Pantani».

Un ciclismo epico, fatto di rispetto tra i corridori «quando pedalavo di fianco a Pantani avevo persino paura di sbandare e farlo cadere» e di dinamiche umane ormai lontane dal controllo millimetrico della tecnologia moderna. Renzo sorride ricordando la gestione delle energie di vent’anni fa, radicalmente trasformata dall'avvento dei nutrizionisti e della ricerca scientifica: «Quello che mangiano adesso in un'ora, noi lo mangiavamo in una tappa intera del Giro d'Italia. Partivamo con quattro panini al latte imbottiti di formaggio, miele o prosciutto, e due crostatine. Adesso è cambiato tutto».

Renzo Mazzoleni Renzo Mazzoleni Renzo Mazzoleni

Tra i momenti più alti della sua carriera, Renzo ricorda alcune fughe e l'onore di aver indossato la maglia verde (oggi è azzurra) del Gran Premio della Montagna: «Ero stato in fuga per 150 chilometri. C'erano tre passi e ho preso la maglia... Quando arrivi primo su un passo e senti urlare la folla è un'emozione indescrivibile, ti dà un morale impressionante e ti aiuta a non morire di fatica».

Il ciclismo ha però lasciato a Renzo molto più di coppe e medaglie, ha modellato il suo carattere «è uno sport meraviglioso, una scuola di vita. Ti insegna a rispettare le regole, l'avversario, a essere umile. E, soprattutto, ti insegna a non mollare mai… anche nel lavoro, se hai un problema lo risolvi, non getti la spugna». Il ciclismo è uno sport di squadra, e come tale gli ha trasmesso il profondo valore della collaborazione «In corsa ci si sacrifica per i compagni per ottenere un risultato di squadra, l'importante è che si raggiunga l'obiettivo comune. Oggi nel lavoro faccio lo stesso: se vado in ferie, mi assicuro di aver insegnato tutto ai miei colleghi affinché tutto sia a posto e non abbiano problemi. Questo è fondamentale per un'azienda».

Il passaggio dalle strade asfaltate al mondo del lavoro avviene grazie a un incontro fortuito, nato proprio in sella. Nel 2005 Renzo lascia il professionismo ma continua a pedalare con un gruppo di ciclisti bergamaschi. Tra di loro c'è un uomo che Renzo non sa essere a capo di un grande gruppo industriale. «L'ho conosciuto in bici tramite un amico, ma all'inizio non sapevo fosse l'ingegner Carlo Pesenti, in sella siamo tutti uguali», racconta Renzo. Tra i due nasce una sintonia sportiva e l'Ingegner Pesenti, che sa che Renzo sta cercando lavoro, gli offre un'opportunità di impiego. Ma l’impatto con il lavoro è più duro del previsto «il mio primo incarico è stato nel reparto insacco della cementeria di Calusco. Venivo dal professionismo, avevo 26 anni e non avevo mai visto un posto simile. La prima sera mi sono spaventato così tanto che non ho dormito!».

Renzo però non molla, lavora sodo all'insacco per due anni e viene successivamente trasferito a Bergamo, nella stamperia della sede centrale. E nel tempo libero continua ad allenarsi, spesso anche insieme all’ing. Pesenti, con cui partecipa anche ad alcune delle più celebri Granfondo nazionali, come la Maratona delle Dolomiti e la Felice Gimondi. «L'Ingegnere in bici era tosto, non mollava mai. Abbiamo fatto bellissimi giri insieme, anche da 150 o 180 chilometri», ricorda Renzo con affetto e stima.

Oggi Renzo Mazzoleni lavora ai servizi generali di Italmobiliare, ed è un punto di riferimento silenzioso ma essenziale nella quotidianità dell'ufficio. E la bici? Dopo qualche anno di stop, vuole rimettersi in sella, spinto anche dalla volontà di non perdere la scia del figlio Cristian, che ha ereditato la passione di famiglia e, dopo essersi distinto tra gli esordienti e gli allievi, ha iniziato a correre tra gli juniores. «Siamo stati recentemente a fare un giro e faticavo a stargli dietro», racconta.

È quindi tempo di riprendere gli allenamenti e ritrovare la forma perché, come dice Renzo: la bici non mente, quello che dai ti dà.

Renzo Mazzoleni Renzo Mazzoleni  

      

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